ELIAN – Il Pilastro del Villaggio

Il villaggio si sveglia sempre prima del sole. In quel lembo di terra incastonato tra le creste delle Alpi, l’alba si mostra con un fascio di luce che scivola lungo i fianchi di granito fino a toccare i tetti di ardesia scura.

Elian è già in piedi, sulla soglia della sua casa di pietra. Sposta il pesante mantello di lana cotta sulle spalle, un gesto che ripete da vent’anni con la stessa solenne precisione. Elian è un uomo solido: la barba brizzolata curata con ordine, le mani grandi di chi ha maneggiato sia il legno che le sorti degli uomini, e uno sguardo che sembra contenere la calma di un lago alpino.

Mentre scende verso la piazza, il battito dei suoi scarponi sulla mulattiera annuncia il suo arrivo.

«Buongiorno, Elian,» mormora il vecchio sarto, inchinando appena il capo. «Passa da noi più tardi, Elian? Mio figlio ha bisogno di un consiglio per il nuovo pascolo,» grida una donna mentre stende i panni gelati dal mattino.

Elian risponde a tutti con un cenno misurato e un sorriso. E’ il fulcro intorno a cui ruota la vita della comunità.

Se un confine tra due campi è incerto, è la parola di Elian a tracciarlo. Se un inverno sembra troppo lungo e le scorte scarseggiano, è  il suo passo calmo a rassicurare i compaesani.

Esprime la sua autorità senza alzare mai la voce; non ne ha bisogno. La sua forza sembra venire dalla terra stessa, come se le radici dei pini secolari che circondano il villaggio passassero attraverso i suoi piedi.

Quella mattina, Elian si fermò alla fontana centrale. L’acqua ghiacciata zampillava da una testa di leone in pietra. Si bagnò il viso, sentendo il freddo pungente risvegliare i sensi. Guardò la sua immagine riflessa nella vasca: vedeva l’uomo che tutti volevano vedere. Vedeva il Capo, il Saggio, il Pilastro.

In quel momento di assoluto silenzio, prima che il villaggio esplodesse nel rumore del lavoro, Elian si concesse un respiro profondo. Sentì il vento che scendeva dai ghiacciai accarezzargli la fronte, portando con sé l’odore di neve fresca e libertà.

Un’ombra di dubbio si insinuò nel suo cuore, una crepa nella sua certezza.

L’immagine di sé che tutti vedevano – il Capo, il Saggio, il Pilastro – sembrò per un istante vacillare. Era davvero quell’uomo? O era solo una maschera che indossava per gli altri? La sua autorità, la sua forza, la sua saggezza… erano reali, o solo un riflesso delle aspettative della comunità?

Il suo terzo chakra, il centro del suo potere personale e della sua autostima, tremò leggermente. La sua luce interiore, di solito così brillante, sembrò affievolirsi, minacciata da questo dubbio improvviso.

In cerca di rassicurazione, Elian puntò lo sguardo verso la vetta più alta e vide un’aquila solitaria che stava iniziando a tracciare il suo primo cerchio nel cielo dorato. L’ Aquila è un simbolo di libertà, di indipendenza, di pura, incondizionata forza. La sua vista acuta rappresenta la lungimiranza e l’intelligenza.

Il messaggio che gli era arrivato dal cielo era inequivocabile. Questo lui rappresentava per il suo villaggio, nonostante i suoi dubbi. Raddrizzò la schiena, strinse la fibbia del mantello e riprese il cammino.

Il villaggio aveva bisogno di lui, e lui sarebbe stato lì, impeccabile come sempre.

La Fenice Cristalli e Benessere

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